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Fotografo e direttore creativo a Roma: chi decide cosa sul set

Edoardo Verduchi/21 Ago 2026/8 min di lettura

Durante le giornate di Alta Roma, sui set allestiti tra Parioli e Via Margutta capita spesso di vedere due professionisti fermi davanti allo stesso monitor a commentare la stessa immagine con la stessa intensità: il fotografo e il direttore creativo. Da fuori è difficile capire chi abbia davvero l'ultima parola, ma nella mia esperienza la chiarezza dei ruoli non si scrive in un contratto, si costruisce set dopo set, produzione dopo produzione.

Due responsabilità sulla stessa immagine

Il direttore creativo arriva con un'idea già definita: l'atmosfera della campagna, il posizionamento del brand, il messaggio che le immagini devono restituire. Il fotografo arriva con la capacità di trasformare quell'idea in uno scatto che regge tecnicamente ed esteticamente. Su una campagna ADV con più location romane in una sola giornata, questa distinzione diventa decisiva perché le decisioni si accumulano in fretta e non c'è tempo per rincorrerle.

Ricordo una produzione su una terrazza a Monti, nel primo pomeriggio: il direttore creativo voleva un controluce quasi accecante per raccontare il calore della luce romana, io temevo che avrebbe schiacciato i dettagli dei tessuti più chiari. Non abbiamo discusso a lungo: abbiamo scattato due sequenze, una subito e una un'ora dopo con la luce più bassa, e confrontato i risultati sul monitor. Ha vinto la seconda, ma solo perché l'avevamo verificata invece di darla per scontata.

La visione creativa: cosa spetta al direttore creativo

Il direttore creativo stabilisce la direzione prima ancora che il set venga montato: il riferimento visivo, la palette, il tono narrativo dell'intera serie. Durante lo shooting resta il punto di riferimento per valutare se ogni scatto è coerente con quella visione, e decide quando due strade estetiche diverse si presentano sul set.

Questa responsabilità si traduce spesso in un moodboard condiviso prima della produzione, che il fotografo consulta durante tutta la giornata. Più questo materiale è preciso, meno tempo si perde davanti a una location come una terrazza panoramica o un cortile storico a discutere indicazioni lasciate a metà.

La regia tecnica: cosa resta al fotografo

Il fotografo decide come tradurre quella visione in pratica: l'impostazione della luce, l'obiettivo, l'inquadratura, il momento esatto in cui scattare. Sono scelte che richiedono anni di mestiere, soprattutto quando la luce diretta e mediterranea di Roma cambia rapidamente nell'arco della giornata e va gestita con tempismo, non con teoria.

Le zone di confine: posa, ritmo, selezione

Ci sono aree in cui le competenze si sovrappongono, e sono spesso le più delicate: la direzione della posa, il ritmo delle riprese, la selezione finale degli scatti migliori. Un servizio fotografico di brand ben strutturato prevede momenti dedicati proprio a questo confronto, prima che la produzione entri nel vivo.

Su un set con più modelli in un cortile di Prati, è capitato che il direttore creativo suggerisse una posa che da una certa angolazione perdeva forza contro la luce diretta. Non abbiamo cercato un compromesso a metà: un confronto rapido ha portato a una terza soluzione, migliore di entrambe le proposte iniziali. Situazioni simili capitano spesso anche quando si passa da un interno luminoso a un cortile aperto nello stesso pomeriggio, perché la qualità della luce cambia più in fretta di quanto ci si aspetti.

Ho imparato che i set migliori sono quelli in cui il direttore creativo mi lascia lo spazio tecnico per lavorare, e io lascio a lui lo spazio per giudicare se l'immagine racconta davvero quello che il brand vuole dire.

Quando manca una delle due figure

Non tutte le produzioni prevedono un direttore creativo dedicato. In quei casi il fotografo assume naturalmente anche parte di quel ruolo, portando esperienza su composizione, coerenza visiva e lettura del brief. È frequente nelle produzioni più contenute, dove la fiducia reciproca sostituisce la struttura gerarchica classica.

Un metodo che si costruisce nel tempo

La collaborazione tra fotografo e direttore creativo migliora con la continuità. Chi lavora con lo stesso fotografo su più produzioni, dal lookbook stagionale alle campagne pubblicitarie, arriva a un punto in cui le decisioni si prendono più rapidamente perché entrambi conoscono già le priorità dell'altro.

Per un brand di moda, capire chi decide cosa sul set non è una questione di gerarchia ma di efficienza produttiva: quando i ruoli sono chiari, l'immagine finale riflette con più precisione l'identità che il marchio vuole costruire nel tempo, e proprio questa chiarezza fa la differenza tra una produzione fluida e una che si trascina tra incomprensioni.

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